Il Diamante. Guida completa!

da sempre considerato la pietra preziosa per eccellenza, il diamante è simbolo di bellezza, purezza e perfezione

Fin dall’antichità le pietre preziose sono state emblema non solo di bellezza e raffinatezza ma depositarie di significati fortemente simbolici che vanno al di là del puro valore estetico. Anche oggi il dono di un gioiello e di queste meravigliose gemme è qualcosa che va oltre il puro gesto, è un modo per esprimere i più nobili sentimenti e le più grandi passioni, un linguaggio universale che non conosce nè tempo nè mode.

Il Diamante

Il più ambito e desiderato, da sempre considerato la pietra preziosa per eccellenza, il diamante è il simbolo della bellezza, della purezza e della perfezione.
Ma come valutare la bontà di questo meraviglioso minerale?

I criteri di valutazione di un diamante si basano sulle famose “4C” » :

  • Color » Colore
  • Cut » Taglio
  • Carat » Carati
  • Clarity » Purezza

1) Il Colore

Il colore è una delle proprietà più caratteristiche delle pietre preziose ed allo stesso tempo tra le più importanti: è il colore infatti che attrae più fortemente l’occhio umano.
La colorazione di un diamante è un fattore di grande distinzione fra una pietra e l’altra ed incide notevolmente sul suo valore. La natura nella sua molteplicità ha creato nelle pietre preziose una illimitata ricchezza di colori. Anche per il diamante l’assortimento è notevole: spazia dal rosa al rosso, blu, verde, giallo, marrone fino al nero. Le pietre di maggior valore sono quelle totalmente incolori, denominate comunemente “bianche”. Più il diamante è incolore, più aumenta il suo valore sul mercato.

Vi è poi una minima quantità di diamanti dai colori naturali più o meno intensi: giallo, arancione, rosa, verde, blu o rosso. Tali diamanti colorati sono considerati in commercio come “diamanti fantasia” oppure indicati nel linguaggio internazionale come fancy diamonds. Questi, in virtù della loro rarità, possono raggiungere prezzi elevatissimi, ammesso che il loro colore presenti una intensa saturazione. In contrapposizione ai colori fantasia si trovano i diamanti, con una debole saturazione di colore giallo. Questi, nella graduazione del colore, vengono raggruppati secondo l’uso commerciale con i diamanti incolore.


Esistono diverse scale di valutazione del colore dei diamanti, le principali sono:

-la scala internazionale;

-la scala GIA (Gemological institute of America) che ha di fatto assunto il ruolo di standard nella classificazione del colore del diamante.

Scala internazionale:

colorazione diamanti

Nella serie da incolore a giallo i gradi di colore secondo gli “old terms ” sono: RIVER – TOP WESSELTON – WESSELTON – TOP CRYSTAL – CRYSTAL – TOP CAPE – CAPE – LIGHT YELLOW – YELLOW. La maggior parte di queste definizioni, che si sono conservate fino ad oggi, si riferiscono a luoghi di provenienza dei diamanti: sono infatti i nomi delle antiche miniere di diamanti.

La miniera Wesselton produceva diamanti prevalentemente di qualità migliore di quelli lievemente giallini delle miniere vicine, cosicchè WESSELTON divenne la definizione dei diamanti incolori. Il nome CRYSTAL potrebbe essere derivato da “cristallo”, per indicare la debole saturazione di giallo. Il termine CAPE deriva da Cape of Good Hope (Capo di Buona Speranza), un territorio costiero che attualmente fa parte dell’Unione Sudafricana. Poiché le pietre di questa provenienza erano in media piu’ intensamente gialle di quelle indiane e brasiliane, i diamanti con piu’ forte saturazione di giallo furono designati come CAPE.

I Gradi di Colorazione dei Diamanti

Sono stati coniati termini corrispondenti ai gradi di colorazione dei diamanti. Da allora si trovano le seguenti definizioni:

RIVER bianco-blu; TOP WESSELTON bianco ottimo ; WESSELTON Bianco

I diamanti di questi gradi di colore, osservati dalla tavola, appaiono incolori all’occhio di uno specialista con esperienza media.

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TOP CRYSTAL bianco lievemente tinto; CRYSTAL bianco tinto; TOP CAPE lievemente giallognolo

Diamanti piccoli con questi gradi di colore, osservati dalla tavola, appaiono incolori all’occhio dello specialista con esperienza media; quelli di dimensioni maggiori, al di sopra di ct. 0,20, presentano un accenno di colore.

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CAPE giallognolo; LIGHT YELLOW giallo chiaro; YELLOW giallo

I diamanti con questi gradi di colore, osservati dalla tavola, appaiono, all’occhio dello specialista con esperienza media come dotati di saturazione di colore di intensità crescente.

Il river è sinonimo di miglior grado di colore. Nei diamanti del grado di colore TOP WESSELTON e WESSELTON si può riconoscere, solo da parte di esperti molto pratici, in condizioni adatte, una sfumatura minima di giallo. In condizioni normali di illuminazione appaiono incolori. Nei diamanti dei gradi TOP CRYSTAL e CRYSTAL anche il tecnico con meno esperienza può riconoscere, in condizioni di illuminazione adatte, una crescente intensità di giallo.

Da TOP CAPE a YELLOW la crescente saturazione di giallo è chiaramente riconoscibile anche da parte di un occhio inesperto. I diamanti del grado YELLOW (giallo) non si devono considerare come completamente saturi di giallo. La scala di colore può continuare oltre il grado YELLOW attraverso parecchie sfumature, fino alla completa saturazione. Questi gradi  pero’ appartengono già ai colori fantasia e, poiché è raro trovarne, il loro valore aumenta nuovamente. In questo caso ai diamanti di colore molto intenso si applicano definizioni come CHAMPAGNE e CANARY.

Scala GIA

La scala GIA (Gemological institute of America) che ha di fatto assunto il ruolo di standard nella classificazione del colore del diamante, adotta una maggior suddivisione raggruppando pietre con saturazione di colore lievemente diverse. Il GIA ha perfezionato una SCALA DEL COLORE nel Diamante suddividendola nelle lettere dell’alfabeto, va da D (incolore) a Z.

GIA Color grading Scale

La lettera D si riferisce alle pietre perfettamente incolori, le più rare e costose.

Di seguito abbiamo il colore:

  • E (bianco eccezionale);
  • F (bianco extra +);
  • G (bianco extra);
  • H (bianco);
  • I-J (bianco leggermente colorito);
  • K-L (bianco colorito);
  • M-N-O-P-R-S-Z (colorito).

I diamanti dunque hanno una colorazione massima “D” che scende piano piano fino alla lettera Z che rappresenta i diamanti Gialli. Le prime colorazioni del diamante, D, E, F, G e H sono le più bianche e belle, e quindi, di conseguenza, le più costose. Già un colore G, Bianco Extra, rappresenta una bellissima soluzione, ma c’è chi non si accontenta e ricerca un colore F, Bianco Extra Superiore, un fantastico colore E – Bianco Eccezionale o addirittura il top, il meglio del meglio, il massimo colore: il D – Bianco Eccezionale Superiore.

La Fluorescenza

(sottoparagrafo del colore)

Esistono anche altre condizioni che possono influenzare significativamente il costo di un diamante, una di queste è la Fluorescenza. Alcuni diamanti sottoposti ai raggi ultravioletti cambiano aspetto assumendo una colorazione definita e diventando praticamente opachi. Ciò è dovuto all’emissione di energia da parte degli elettroni, che sollecitati dalle radiazioni ultraviolette emettono l’energia che modifica l’aspetto della pietra.

I diamanti che presentano questo fenomeno sono definiti fluorescenti: il colore di fluorescenza nei diamanti può essere giallo, verde,rosa e spesso azzurro.
E’ importante rilevare la fluorescenza nel diamante, perché l’elevata intensità del fenomeno influenza il colore della gemma. La fluorescenza è un dato importante da indicare sul certificato sia come elemento per l’identificazione della pietra, sia come additivo o sottrattivo di qualità.

La luce del sole infatti con iol suo elevato contenuto di raggi ultravioletti, eccita il fenomeno nelle pietre che lo presentano e che quindi cambiano aspetto.

Per esempio se una pietra classificata di colore “L” ha fluorescenza azzurra, alla luce del giorno il suo colore apparirà più piacevole che non a luce artificiale. La fluorescenza è in questo caso, un dato positivo; alle volte la fluorescenza è talmente pronunciata che la pietra perde parte della sua trasparenza assumendo un aspetto oleoso e poco piacevole a vedersi. in tali casi la fluorescenza è un fenomeno negativo che sottrae bellezza alla pietra: è il caso delle pietre cosiddette overblues, petroles, aniciate ecc.

Per classificare l’intensità della fluorescenza vengono usati i termini fortissima,forte, ,distinta (o media), debole. Una pietra che non presenta fluorescenza è definita inerte.


2) La Purezza

La purezza è uno degli elementi qualitativi che determinano la qualità del diamante e quindi il suo valore. Per purezza di una pietra si intende in gemmologia la mancanza di inclusioni, ovvero un fenomeno inquinante di qualsiasi natura.

I concetti in base ai quali si assegna ad un diamante un grado di purezza sono:

  • la visibilità delle inclusioni
  • l’effetto di tali inclusioni sulla trasparenza e sulla riflessione della luce nella pietra
  • la visibilità delle inclusioni, che a sua volta dipende dal colore, posizione, dimensione, quantità e forma delle inclusioni.

Una pietra è definita PURA (IF Internally flawless) quando, osservata a 10 ingrandimenti nel suo interno, risulta esente da inclusioni.

La scala internazionale europea definisce con le seguenti sigle i gradi di purezza del diamante:

  • IF » Internally Flawless » Internamente Pura. Un diamante classificato come IF (Internamente Puro) non deve presentare alcuna inclusione quando esaminato da un esperto a 10 ingrandimenti.
  • VVSI1/VVSI2 » Very Very Small Inclusion » Inclusione piccolissima (difficilissima da vedere). I diamanti VVS contengono minute inclusioni, difficili da osservare anche per un esperto a 10 ingrandimenti. Nel grado VVS1 queste caratteristiche sono estremamente difficili da osservare a faccia in su, oppure talmente piccole e vicine alla superficie da poter essere rimosse con una leggera ripolitura. Nel grado VVS2, invece, le inclusioni sono molto difficili da osservare. Si tratta di inclusioni puntiformi, piccole piume, venature di accrescimento interne, cintura frangiata o piccole cavità.
  • VSI1/VSI2 » Very Small Inclusion » Inclusione molto piccola (difficile da vedere). I diamanti di grado VS contengono inclusioni piccole o minori, individuabili con una certa difficoltà a 10 ingrandimenti. Nei diamanti appartenenti alla categoria VS di solito sono presenti cristalli inclusi, nuvole o piume di piccole dimensioni.
  • SI1/SI2 » Small Inclusion » Inclusione piccola (visibile facilmente). I diamanti appartenenti alla gamma SI sono quelli che contengono inclusioni notevoli ad un’osservazione effettuata da un esperto a 10 ingrandimenti. Tipiche caratteristiche di questa categoria sono le nuvole, i cristalli inclusi, i nodi, le cavità e le piume.
  • P1/P2/P3 » Piqué » Inclusione visibile ad occhio nudo. I diamanti che rientrano nella categoria “P” contengono inclusioni ovvie a 10 ingrandimenti. Tra queste possono esservi piume estese o cristalli inclusi di grandi dimensioni. In alcuni casi le inclusioni possono influire sulla trasparenza e sulla brillantezza della pietra. Le pietre di grado P3 presentano problemi di durevolezza è la loro trasparenza è notevolmente ridotta.

3) Il Taglio

l modo in cui viene tagliato un diamante può influenzare la purezza e il colore, di conseguenza avere ripercussioni sul valore finale. Il taglio regola il diamante e la luce che lo circonda facendo si che gli elementi interagiscano al meglio tra loro, determinando l’aspetto finale della gemma. Lo Scopo del taglio di un diamante in una determinata forma, è quello di sfruttare le peculiarità ottiche, al fine di ottenere il massimo di riflessione della luce e metterle bene in evidenza.

Per poter definire meglio il taglio di un diamante dobbiamo considerare la fattura ovvero il prodotto delle proporzioni e delle finiture.

Proporzioni:

Le proporzioni di un diamante contribuiscono al corretto comportamento della luce che attraversa la gemma stessa, influenzando la brillantezza (rifrazione) e il fuoco (dispersione).

Un raggio di luce che penetra attraverso la tavola di un diamante con proporzioni scadenti, fa un percorso improvvisato, magari uscendo immediatamente attraverso il padiglione. In questa situazione l’aspetto del diamante si dimostrerà scuro e affatto vivace, probabilmente perchè sarà stato tagliato con una scarsa considerazione sulle percentuali di profondità. Mentre, se le proporzioni saranno perfette, il risultato finale vedrà un diamante luminoso e luccicante che avrà un’ottima collocazione sul mercato.

Le proporzioni del diamante

La finitura di un diamante è il risultato della combinazione di due fattori:

  • politura
  • simmetria

Politura è il termine con cui si indicano le condizioni totali della superficie globale del diamante.. Per una corretta valutazione del grado di politura di un diamante, bisogna tenere in considerazione aspetti quali, abrasioni, tacche, incavature, linee di politura, cintura grezza e graffi, che coinvolgono la superficie .

Con il termine simmetria, invece, si intende la precisione e l’equilibrio con il quale si è tagliato un diamante. A seconda della qualità del taglio il GIA ha stabilito una scala di valori:

I diamanti vengono tagliati in molteplici forme, dal classico taglio a brillante rotondo, a simmetria ottagonale a forme quali navette, baguette, goccia ,quadrato o smeraldo ecc.

Le principali forme di taglio sono le seguenti:


4) Il Carato:

Accanto a colore, purezza e taglio, il peso di un diamante ne determina il valore.
Il peso di tutte le pietre preziose, compreso il diamante, viene attualmente determinato in CARATI ( simbolo “ct” ). La storia del carato ha origine agli inizi del ventesimo secolo, quando ci fu la necessità di standardizzare l’unità di misura per le gemme. Fino a quel momento, l’unità di misura che si usava come contrappeso nelle bilance di precisione, erano i semi di carruba.

Il carrubo (Ceratonia Siliqua), produce dei frutti, all’ interno dei quali ci sono dei semi che hanno la prerogativa di essere molto omogenei in termini di peso e di dimensioni, proprio per questo venivano usati come unità di misura per le pietre preziose.
Il carato corrisponde ad un quinto di grammo cioè 0,200 grammi, il carato è poi suddiviso in decimi e centesimi e, più recentemente, anche in millesimi. I brillanti piccoli e molto piccoli sim misurano anche in “punti”; un punto corrisponde ad un centesimo di carato.

La necessità di determinare il peso di un diamante è puramente commerciale e di primaria importanza per stabilirne il valore. Il prezzo di una pietra infatti, viene stabilito per “carato”; moltiplicandolo per il peso si stabilisce il prezzo complessivo.
E’ da notare come il prezzo per carato non è identico per tutte le misure di una determinata qualità, ma aumenta progressivamente con la grandezza della pietra. A questo punto la rarità delle pietre grandi esercita la sua influenza sulla determinazione del prezzo, I diamanti più grandi sono meno diffusi in natura, pertanto hanno prezzi molto più alti., cosicchè un diamante da un carato costa più di due diamanti da mezzo carato di pari colore, purezza e taglio.

carati dei diamanti

Per poter esprimere un valore accurato circa il peso di una pietra, il gemmologo si avvale di strumenti di alta precisione. uno di questi è la bilancia di precisione, uno strumento indispensabile per poter pesare un diamante e deve essere il più affidabile possibile; si basti pensare al danno economico che può provocare una bilancia non perfettamente funzionante, alle prese con un diamante da un carato.

Tra due gemme con le stesse caratteristiche, una di 0,99 carati, l’altra di 1,01 carati, esiste una differenza di valore oscillante tra il 5 e il 10 per cento. Oltre alla bilancia, il gemmologo si avvale di altri strumenti per determinare il peso e quindi il valore di una pietra. Questi si basano su delle formule che, seppur empiriche ed approssimative, assolvono soddisfacentemente il compito.

Tali formule variano però a seconda del tipo di taglio del diamante. Analizzando il taglio più comune, quello brillante rotondo, il peso è determinato usando la cosiddetta “formula di Scharffenberg” » peso in carati = D₂ • H • 0,0061 : 0,0067 dove D e H sono rispettivamente il diametro e l’altezza della pietra espressi in millimetri.

Misuriamo i diametri della pietra e determiniamo il diametro medio, poi misuriamo l’altezza H. Stabiliamo poi quali tra i valori compresi tra 0,0061 e 0,0067 adottare nella formula. La scelta di tale numero è fatta in base allo spessore della cintura ricordando che tale numero aumenta con lo spessore della cintura e diminuisce con l’aumentare del peso della pietra. Quindi se la pietra è di una certa dimensione( oltre 0,70 ct) il numero empirico saà 0,0061; verrà poi aumentato a 0,0062 o 0,0063 in funzione dello spessore della cintura.

La maggior parte dei diamanti taglio brillante rotondo con un “buon taglio”, presentano generalmente proporzioni molto simili. Misurando il diametro della cintura di una pietra, si può constatare che alla cifra di 6,5 mm, quasi sempre corrisponde un diamante dal peso di circa 1 carato. Questa regolarità, relativamente costante, rende possibile la stima del peso dei diamanti taglio brillante tondo, in base alla misura del diametro della cintura.

schema misurazione carato diamante


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